QUANTO ERI BELLA ROMA

Pubblicato il da poesieantonio

Lettera inviata allo scrittore Roberto Gervaso tramite la Rubrica "A Tu Per Tu" che Gervaso cura su "Il Messaggero e pubblicata il 13 Giugno 2012.
   Caro Maestro, so che con lei sfondo una porta aperta ma vorrei che rispondesse ad una domanda semplice all'apparenza ma pesantissima nella sostanza e nei risvolti ad essa collegati: "Dove Stiamo Andando? ". Schiamazzi notturni, alcool a fiumi, violenze, cumuli di sporcizia nelle notti vissute dai giovani nei luoghi più belli della "Città Eterna" (?). Tavolini selvaggi, camion bar posizionati sulle strisce pedonali in spregio delle più elementari norme di educazione e che spesso ostacolano la visione di monumenti unici al mondo. Lavavetri e accattoni petulanti ad ogni semaforo. Parcheggiatori abusivi arroganti e spesso violenti. Tempi biblici e attese al limite del drammatico per ottenere una visita medica o una indagine specialistica. Burocrazia esasperante. Cani che fanno i bisogni da per tutto e se ti azzardi a riprendere il padrone, devi aspettarti una reazione a dir poco "bestiale". Maleducazione Stradale e generale. Certezza dell'Impunità anche di fronte a reati particolarmente odiosi. Classe politica, per buona parte, corrotta ed incapace. Ignoranza dilagante. L'elenco purtroppo non può esaurirsi in queste poche righe che sono comunque sufficienti a creare uno stato d'animo di rabbia mista all'impotenza. La ringrazio per l'attenzione e le auguro buone cose.
     Antonio Manca da Roma 
Risponde Roberto Gervaso
   Caro amico Roma, questa Roma, non è più la Roma di cinquant'anni fa. E' cambiata, non poteva non cambiare. Se in bene o in male, lo ignoro. In certi angoli sembra di trovarsi a Kartun, in Sudan, a Calcutta, in India, al Cairo, in Egitto. Ognuno fa i propri comodi e la municipalità sta a guardare: o per inpotenza o per pavidità o perchè in altre faccende affacendata. Non ci sono regole, le prescrizioni eluse e i divieti ignorati. E' diventata terra di nessuno, dove non si sa bene chi comanda e chi obbedisce. Tutto è lecito, anche l'illecito. Tutto è lasciato al caso, anche l'impellenza: i sanpietrini sono mine antiuomo, anche anti donna, visto che inciampando in uno di questi spuntoni in via dei Coronari mia moglie si è fratturata il femore. In via di Panico mi sono incagliato anch'io ed al mio amico e collega Jas Gawronski è andata anche peggio. I semafori ci sono, come sono a Napoli, ma attraversare è un'alea più insidiosa di quella che sfidò Giulio Cesare varcando il Rubicone. Attraversare con il verde non è meno rischioso che attraversare con il rosso. Non è un vizietto solo degli immigrati e degli extracomunitari: è un difetto di tutti , anche dei norvegesi,e degli svizzeri che vengono in Italia come se andassero a Managua o a Zanzibar. E' più facile vedere per le strade un marziano che un vigile. Quelli che ci sono fanno solo contravvenzioni a maggior profitto del Comune, che campa sulla disobbedienza dei cittadini. Gli amministratori non sono migliori degli amministrati: hanno quello che si meritano. E noi che non parcheggiamo in sosta vietata perchè non abbiamo la patente, noi che non calpestiamo le aiuole, noi che se, beviamo per strada una coca cola, il vuoto lo gettiamo nell'apposito cassonetto, noi che passiamo solo con il verde e sulle striscie, noi che ci consideriamo buoni cittadini perchè osserviamo le leggi, noi siamo mosche bianche, petulanti moralizzatori  in una metropoli dove chi rispetta i codici è un fesso, dove i trasgressori hanno faccia di bronzo e carta bianca. Dove si fanno maratone che intasano le vie cittadine e riempiono i pronti soccorsi. Dove se ti scappa la pipì o ti precipiti al primo bar o raggiungi la prima pianta. La mia battaglia per il ripristino dei vespasiani l'ho perduta, ad onta delle promesse dell'allora vice sindaco, che mi assicurò che entro tre mesi i quiriti diuretici avrebbero avrebbero avuto i loro ancoraggi d'emergenza. Non è successo niente , in una città dove succede di tutto. una città dove troppi parchi sono riservati agli extracomunitari. Dove il Colle Oppio è diventato feudo dei peruviani che lo tengono saldamente sotto controllo, adibendolo a campo di calcio, di basket, oasi conviviale, luogo di preghiera e canti sacri, affidati alla voce reboante e frastornante di predicatori che se hai fede, te la fanno perdere, se l'hai perduta, non te la fanno ritrovare. Gli abitanti del quartiere non ne possono più. Il Comune chiude gli occhi e fa orecchio da mercante. 
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